Non avendo più da dare i loro ordini, le loro disposizioni alla
Nunziatina, alla lavandaia, all'ortolano, non parlavano più.

Dicevano soltanto: Jesus Maria! Jesus Maria Joseph! quando si trattava di ammirare qualche nuovo portento di Evelina. E soltanto la sera, mentre si spogliavano, nella loro nuova cameretta, un buco, una topaia, sopra lo stanzone delle frutta, tutto pieno dell'odore delle mele cotogne e delle cipolle e che aveva luce da un abbaino sul tetto, si scambiavano le loro apprensioni, riguardo alla salute di Pierino.

—Povero Pierin! Invece di rimettersi diventa pallido, diventa magro, scarmo tutti i giorni di più!

—Non mangia, non dorme, povero Pierin!

Ma poi si consolarono perchè Evelina continuava a ripetere che la causa dell'abbattimento, del malessere di Pietro, era soltanto la stanchezza per il troppo lavoro; un po' di anemia, di esaurimento nervoso, dopo tante inquietudini, tante agitazioni….

Soltanto a Don Giuseppe, Evelina aveva detta tutta la verità, aveva confidato tutto, aveva raccontato di quella cattiva donna che lo aveva sedotto, ammaliato, colle arti del demonio, e come Pietro fosse ridotto in uno stato così misero, appunto perchè era sempre sotto l'influenza di quella passione funesta. E Don Giuseppe, degno in tutto della sua santa missione di protettore, di salvatore, di consolatore delle anime, Don Giuseppe doveva toccare il cuore di Pietro, ottenere il suo pentimento, il suo ravvedimento.

—Certo, sicuramente, per quanto servo indegnissimo di nostro Signore,—e il prete si levava la berretta,-è il mio dovere. Procurerò, per quanto sarà nelle mie forze, e per quanto la testa di Pierino sia sempre stata una testa sbagliata, esaltata, ribelle a qualunque savio suggerimento, procurerò insomma, di fargli aprir gli occhi…. dinanzi al precipizio!

Don Giuseppe sospirava; era un compito difficile!… Vi erano impegnate la sua coscienza e la sua sacra missione, ma…. era un compito scabrosissimo!… E intanto che domandava e aspettava l'ispirazione di Quel di lassù "che tutto vede e provvede" lasciava passare il tempo senza aver mai il coraggio e la lena di prender Pietro da parte e di affrontare l'argomento così delicato.

Ma un giorno, dopo pranzo, mentre recitava il breviario, Pietro, come un pazzo, si precipitò di colpo in camera sua, si precipitò a' suoi piedi.

Pietro Laner anche così solo, così lontano, chiuso fra le sue montagne, aveva sempre nelle orecchie gli urli della folla di Casalbara, aveva sempre dinanzi agli occhi la faccia livida, contraffatta del duca, le pupille fisse, terribili, le labbra gonfie, livide, tremanti di quel vecchio che lo aveva maledetto ingiuriandolo: