E la Gioconda non si faceva vedere!

—Tu fai il comodo tuo, senza darti pensiero di nessuno!… Quando sai che io devo tornare a casa dopo essermi spolmonata con tre ore di lezione, allora mandi fuori la Gioconda colle lettere!—e irritata anche perchè le sue parole non facevano nessun effetto, le buttò i guanti con violenza sul capo.

Numa sparì d'un tratto. Evelina asciugò la cartella che si era macchiata d'inchiostro, cercò una parola scartabellando un dizionario, e ricominciò a scrivere come prima.

—La Gioconda deve essere qui subito!—disse poi, a mezza voce, come se parlasse fra sè.

L'altra ricominciò a girare e a brontolare.

—Che vita! Che vita! Che vita! Ma presto, per fortuna….—e questo lo mormorò più sottovoce—me ne andrò! me ne vado! subito! a qualunque costo!—E camminava un po' dondolandosi, affondando le mani nella giacchetta, con un'aria di rivolta e di sfida, stirandosi ritta colla vita e colle spalle, quasi offrendosi col seno sporgente: pareva volesse sfoggiare tutte le attrattive, tutte le seduzioni della sua bellezza.

Sì, se ne sarebbe andata, e quel bel corpo doveva essere la sua potenza, la sua fortuna. Se quello che aveva in cuore le sarebbe riuscito, bene; diversamente avrebbe fatto la cantante, la mima….

E Pietro Laner?

Nora rispose a quel ricordo importuno con un'alzata di spalle.

Il suo giovane fidanzato, il giovane povero, umile, le appariva in mezzo alla luce sfolgorante del nuovo sogno, ancora più misero, ancora più meschino.—E brutto. Perchè era anche brutto; colla barbetta rada, ispida, i capelli crespi e lunghi come la parruccaccia d'un negro, e gli occhialoni grossi, colle suste dietro le orecchie, come i tedeschi!—Non aveva più un soldo ed era anche brutto.—Bel guadagno a sposarlo!