Eppure il pensiero di essere visto da quella vecchia ad inginocchiarsi una seconda volta fu più forte di lui in quel momento. Era il timore dei pregiudizi del mondo che la vinceva su tutti gli altri timori, ed egli uscì dalla chiesa, sbirciando di qua, di là, più pauroso ancora di quando vi era entrato.
E così anche quel suo ultimo barlume di speranza, riposto in
Domineddio, nella Madonna, era svanito.
V
Pietro Laner era nato nel Trentino, a Crodarossa. Un paesuccio raggruppato attorno al campanile nuovo; poche casette che spiccavano in alto, scintillanti al sole, in mezzo alla montagna tutta verde fino alla cresta bigia; poche casette bianche e quiete sotto i tetti neri, colle piccole finestre, come occhietti ridenti, piene di fiori.
Pierino aveva appena cinque o sei anni, quando gli morirono, a pochi mesi di distanza, prima la mamma, e poi il babbo. Allora fu raccolto in casa degli zii: lo zio prete, don Giacomo, e le sue sorelle, la signora Angelica, e la signora Rosina. E tutti, il buon prete che aveva sempre voluto bene al suo povero fratello, e le due zitellone che erano sempre state in pace colla povera cognata si affezionarono subito a Pierino e lo tennero in conto di un figliuolo…. proprio mandato dal Signore.
Fissarono insieme e si divisero d'accordo i vari obblighi per allevarlo e per educarlo. Don Giacomo gl'inspirava il santo timor di Dio, gli spiegava la dottrinetta, gl'insegnava a leggere e scrivere e gli faceva fare delle buone camminate, arrampicandosi su per i monti.
Le zie gl'insegnavano a star pulito, a risparmiare i kreuzer che gli altri gli regalavano, a fare la somma e la moltiplica, e quando era necessario, la zia Angelica e la zia Rosina, sempre serie, sempre composte, trovavano la forza unite insieme, anche per metterlo in castigo.
Da suo padre, Pierino non aveva ereditato nemmeno un soldo. Il pover'uomo possedeva un paio di campicelli ch'egli stesso coltivava, tralasciando nei giorni della semina e del raccolto dal fare il mestiere di sarto che gli dava da vivere. Ma prima, la lunga malattia della moglie, poi altre disgrazie, i due campicelli che a vederli dall'alto, in mezzo al verde dei prati, sembravano piccoli come i tappeti da camera, rimasero alla sua morte, sepolti sotto i debiti che don Giacomo per altro si affrettò a pagare.
Don Giacomo era ricco, s'intende per quei paesi, e non era diventato ricco per merito suo, ma per la stretta economia, per le privazioni stesse a cui si assoggettavano quotidianamente le sue sorelle che adoravano Domine…. in avarizia! Esse risparmiavano su tutto, e ogni giorno di più, perchè ogni giorno erano sempre più rattristate e spaventate dallo spettacolo della miseria altrui.
"Quando in una casa manca il necessario, comincia a mancare anche il timor di Dio!" E per questa massima che concordava colla sola, coll'unica passione di quelle due esistenze, esse finivano col diventare sempre più avare anche per salvarsi l'anima; e incrudelivano sopra di sè, più ancora che sugli altri, per accumulare sul patrimonietto comune, sul benefizio della Canonica e persino sul vino della Santa Messa, e qualche volta sospirando e gemendo dinanzi al giocondo appetito del buon pretone sano e forte.