Quando presero in casa Pierino, quando ebbero da pagare i debiti del fratello, si trattava dell'onore della famiglia e non fiatarono, ma risparmiarono le uova dell'insalata e andarono a dormire senza lume per poter ricavare, col tempo, da una parte quello che era andato dall'altra. Buone donne del resto, pie, laboriose, niente affatto pettegole, e indulgenti; caritatevoli di consigli quando ne erano richieste, e di orazioni anche non richieste. C'era chi stava male? chi era minacciato da una disgrazia? Pregavano per quegli infelici mattina e sera, e colle loro divozioni fioccavano indulgenze su tutti i poveri morti del paese.
Don Giacomo soffriva per l'avarizia delle sorelle, ma timido, come tutti i Laner, non aveva trovato mai tanto coraggio da opporsi, da far valere, occorrendo, i propri diritti. Esse non alzavano mai la voce; erano sempre rispettose per l'abito, per il ministero, per la santità del fratello. Ma don Giacomo non osava contrariarle anche per non addolorarle; e tranne qualche predica, in generale, sul brutto peccato dell'avarizia, e sui doveri verso il nostro prossimo, non osava andar più in là. Piuttosto si adattava a commettere in casa dei piccoli furterelli; e nascosta la roba sotto la tonaca, la portava, raccomandando di non dir niente, a' suoi vecchietti, a' suoi ammalati. E gridava lui per il primo, contro i gatti, quando mancava la carne, contro i topi quando invece era un pezzo di lardo; contro il nibbio o la poana quando spariva un piccioncello o un pollastrino. Ma le due sorelle, appena successa la sparizione, stavano sempre più in guardia, con tanto d'occhi, e per un pezzo don Giacomo non si arrischiava…. non toccava più niente. E allora si sfogava dando tutto il suo tempo, tutta la sua persona, tutto il conforto del suo gran cuore, a' suoi poveretti. Andava lui a piedi per poter prestare agli altri, che ne aveano più bisogno, il suo cavalluccio magro, sfiancato. Quando era chiamato presso un ammalato, non lo abbandonava più; restava lì a fargli da infermiere: e una volta fece anche da contadino. Un povero diavolo si era rotta una gamba, scivolando giù da una roccia. Era d'agosto, il tempo della mietitura, e a Crodarossa, in quei giorni, non abbondano le braccia. Don Giacomo conforta il povero diavolo, poi si fa dare il suo grembiule bianco, lungo fino ai piedi, il suo cappellaccio di paglia, e passa così tutta una settimana, dalla mattina alla sera, e facendosi aiutare anche da Pierino, falciando il fieno, segando il grano, legando, ravviando, abbarcando i covoni.
E quel povero prete, così timido colle sorelle, così umile con tutti, aveva finito col dare anche la vita per i suoi parrocchiani, dopo aver compiuto atti inauditi di coraggio, di vero eroismo.
Una notte, improvvisamente, dopo un violento uragano, il fiume aveva rotto e tutto il paese era rimasto allagato.
—L'acqua! L'acqua! L'acqua!—Erano urli di spavento, di morte. Don Giacomo, sebbene ormai quasi vecchio, si cacciò dov'era maggiore il pericolo e il bisogno, coi più giovani, coi più forti, coi più temerari, consigliando, confortando, trasportando a braccia o sulle spalle i vecchi e gl'infermi. Si buscò la febbre, scoppiò la polmonite e morì in pochi giorni. E prima di morire divise il suo patrimonietto in tre parti uguali, fra le sorelle, Pierino, e i poveri del paese. In quell'istante supremo aveva trovato anche quell'altro coraggio che in vita gli era sempre mancato; quello di affrontare l'avarizia muta della signora Angelica e della signora Rosina, che inginocchiate a pie' del letto singhiozzavano sulle avemarie del Rosario, mentre le campane suonavano i rintocchi mesti dell'Angelus, mentre da tutta la casa, da tutta la strada piena di gente, saliva al suo cuore, ultimo saluto di pace e di speranza, il lamentìo sommesso dei Pater e delle Ave.
—È un santo!—sospiravano la signora Angelica e la signora Rosa, con un'istintiva scrollatina di testa.-Ha voluto morire da santo, come da santo ha sempre vissuto!—E quando sospiravano, e quando scrollavano il capo, le due vecchiette lo facevano tutte e due nello stesso tempo, colla stessa espressione addolorata negli occhi gonfi di lacrime, nella voce fievole, nella compunzione devota dei gesti.
La signora Angelica e la signora Rosa si rassomigliavano fin da piccine, ma a poco a poco, a forza di vivere unite insieme, erano arrivate al punto da essere scambiate l'una per l'altra: tanto più che anche da vecchie, come da ragazze, continuavano a vestire perfettamente allo stesso modo. Avevano la medesima sottana di lanetta scura, il medesimo scialletto nero, e sul capo, uso cuffia, il fazzoletto pur nero di maglia grossa, che annodato, stretto sotto il mento, lasciava appena sbucare la loro faccetta tonda, col naso grosso, lungo, rosolato dal sole.
Composte e silenziose, attraversavano la piazza; insieme si alzavano in piedi ai punti prescritti della messa, insieme si sedevano dopo il vangelo, si prosternavano insieme, fino a terra, al mistico irraggiare dell'ostensorio; poi le due figurette nere, piccoline, secche secche e diritte, si vedevano comparire sempre mute, sempre appaiate sull'alto della viottola del Santuario di Crodarossa, la loro passeggiata favorita. E in casa, appena una delle sorelle entrava in una stanza, o andava nell'orto o nel pollaio, l'altra subito le teneva dietro trotterellando. Dormivano nella stessa camera, si alzavano alla stessa ora; alla stessa finestra prendevano l'aria e il raffreddore, e non avevano avuto, non avevano altro, fra grandi e piccoli, fra tutte e due, che un solo peccato da confessare: l'avarizia.
Morto Don Giacomo, si attaccarono più strettamente al nipotino. Germinava in fondo al loro cuore e sotto tutte le orazioni, le divozioni che facevano, una lontanissima speranza, intima, segreta, che si erano confidato l'una all'altra cogli occhi…. Soltanto cogli occhi.—Pierino! Per via di Pierino, avrebbero un giorno, chissà! potuto riavere la Canonica e il Benefizio. Oh, la Canonica! Il bel cortile!… il ricco pollaio; l'orto e il vigneto della Canonica!
Dopo la morte di don Giacomo avevano dovuto andarsene, abbandonare tutto quanto. Che gran dolore! Che rivoluzione, che sconvolgimento, in tutta la loro esistenza!… Nel cielo buio, dopo l'uragano, dopo il terremoto, non era apparso, di lontano, che un solo, un piccolo raggio di speranza: Pierino!—Il buon Pierino, innocente come l'acqua, un vero San Luigi! Pierino avrebbe potuto farsi prete e forse diventare il successore del successore, già vecchio, di don Giacomo, e allora, chissà!, fosse almeno per morirvi, avrebbero potuto ritornare in quella loro casa così comoda, così nota, così intimamente legata alla loro vita, al loro essere.