La signora Angelica e la signora Rosina che in gioventù non erano mai state innamorate, nè avevano mai provato, certamente, qualche cosa di simile, si può dire che cominciarono allora a far all'amore, colla Canonica, col vigneto, col pero alto e frondoso che dominava dal mezzo tutti gli alberi dell'orto, e al quale, quando erano giovani, un giorno che facevano le mattone, avevano dato anche un nome strano: il Gigantesso!

Costrette ad abbandonare la casa, non avevano potuto abbandonare il luogo. Avevano preso un quartierino accanto alla Canonica, perchè le finestre davano appunto sull'orto. E lì, a una di quelle finestre, le due vecchierelle rimanevano ore e ore, fisse, mute, guardandosi negli occhi e scrollando il capo.

Quando il nuovo ortolano,—se avessero potuto odiare qualcheduno, quello, proprio, lo avrebbero odiato,—vi faceva qualche cambiamento, era per esse una rabbia, un affanno; se atterrava un albero, era un dolore. E nei mesi di quel primo inverno,—l'inverno lungo e bigio delle montagne, colla neve che continua a cader sulla neve, tacitamente,—quando tutto l'orto era rimasto sepolto, e la vigna e anche il pero maestoso non sembrò più altro che uno strano e immenso colosso bianco, le due vecchierelle, dietro le finestre, tappate colla cimasa, rimanevano tutto il giorno a guardare, a spiare, a sospirare.

—Gesù Maria Joseph!—gemeva la signora Angelica.

—Gesù Maria!—rispondeva la signora Rosina, congiungendo le palme.

—Che inverno! che siberico! Povera vigna! Povero Gigantesso!

—Jesus Maria Joseph!

—Jesus Maria!

Ma poi, quando a poco a poco la neve alta si abbassava, si dileguava, e cadeva a fiocchi, a pezzi, dagli alberi scossi dal vento, dalle frondi dondolanti, quel verde che ritornava a sbucare, ad apparire, a distendersi, a scoprir cose note e care, consolava, riscaldava, rinverdiva anche quella certa speranza, lontana lontana….

—Fra dodici…. fra quindici anni…. Pierino potrebbe esser parroco….