Il libraio, intento a disporre le novità nella mostra, gli domandò d'un tratto senza voltarsi:

—Non va a scuola, stamattina?

—Che ora è?

—Son le nove. Sonano adesso!

—Le nove?!—esclamò Pierino, come spaventato a quell'annunzio.—Allora scappo!—e corse via in fretta e in furia, cacciandosi in tasca il Libro segreto invece della grammatica.

—In fine che male c'è?… Tanto l'uno che l'altro costano un fiorino; dunque l'ho comperato!—Era suo, finalmente! E adesso che smania di esser solo, di rompere la copertina chiusa, di vedere, di leggere!

Sentiva quel libro pesargli nella saccoccia; gli metteva addosso un calore che gli saliva alla faccia; negli orecchi aveva uno scampanellìo cupo, come se avesse preso il chinino.

Aspettò, quieto, che fosse cominciata la lezione, poi, appena gli parve giunto il momento opportuno, alzò la mano, e avuto il cenno affermativo del professore, se ne andò difilato a rinchiudersi nel solito buco affocato, in fondo al corridoio, dove gli scolari passavano le ore a imparare a fumare. Il sole di giugno batteva colà tutto il giorno e le mosche entravano dai vetri rotti della finestrina a mezzaluna, scendevano colle striscie di luce e i pulviscoli dorati dalle fessure del piccolo tetto di legno sporgente, sbucavano di sotto, correvano sulla faccia, punzecchiavano grosse, moleste, insistenti.

Pietro Laner stracciò colle dita tremanti la copertina e le pagine del libro, e subito cercò, cercò avidamente, in ogni pagina…. Niente! Tutta la grande attrattiva era nella copertina; il resto, una raccolta di novellette insipide, tradotte dal francese.

Possibile?!… Pierino continuò a stracciare le pagine, a cercare, a cercare rapidamente nell'una e nell'altra, indietro, avanti, senza accorgersi intanto che il tempo passava.