Fu una rivelazione per Pietro Laner. Ecco la sua carriera: fare il poeta, il letterato, il giornalista!

In due o tre anni poteva essere "arrivato", avere il ritratto pubblicato nell'Emporio Letterario e farlo capitare a Crodarossa.—Poeta!… Giornalista!—Propugnare l'italianità di Trento e di Trieste, e a Roma Giordano Bruno, per fare crepar di rabbia don Giuseppe. E poi vivere a Milano, la prima città d'Italia, dove tutti i letterati fanno furori e tutti i giornalisti quattrini! E poi avere la propria indipendenza. Oggi lavorare dieci ore e domani andar a spasso tutto il giorno. E la libertà? Poter gridare Viva l'Italiaa! a squarciagola, magari in piazza del Duomo!… E poi, finalmente, andare al veglione.

Si mise subito all'opera. Pensò, ripensò; cambiò più volte il posto dove mettere il tavolino:—sotto alla finestra, il troppo sole gli confondeva le idee; dove c'era troppo scuro, non gli volevano venire. Finalmente, cambiando ogni giorno la qualità delle penne e il colore della carta, scrivendo poco, cancellando molto, condusse a termine tre sonetti—L'invitoL'incantoL'inganno—e l'articolo critico sulle poesie del Berchet e del Mameli, e spedì il tutto sotto fascia raccomandato, unitamente a una lettera autobiografica di otto pagine nella quale si presentava, si raccomandava, si sfogava col Direttore dell'Emporio Letterario.

Matteo Cantasirena aveva scritto nell'articolo programma che l'Emporio era fatto sopratutto pei giovani e doveva essere scritto dai giovani.

E Pietro Laner gli dichiarava nella sua lettera:

Primo: "che era giovane.

Secondo: "che era Trentino.

Terzo: "che domandava il suo giudizio su quei tre sonetti e su quell'articolo, che aveva buttati giù, per un esperimento, in poche ore.

Quarto: "che il suo sogno era di venire a Milano e che sarebbe orgoglioso e fiero se potesse entrare come collaboratore in uno dei suoi giornali.

Quinto: "che pur di veder pubblicati i tre sonetti e l'articolo, li mandava gratis; e che se prima di accettarlo come collaboratore fisso, il signor Direttore voleva sottoporlo a un periodo di prova, era disposto anche a venire a Milano a proprie spese. Sapeva benissimo che tutte le carriere costano, nei primordi, fatiche e quattrini. Ma per la fatica era giovane, e si sentiva forte; per il resto aveva un capitale suo di ventimila lire; e poteva anche sacrificarne cinque o seicento, pur di far carriera nel giornalismo."