"Come stanno le nostre Alpi?—L'eco italico risponde vindice alla nordica bestemmia, col verso magnanimo e magnifico del mio povero Prati?—Salutatemele. E al Caffaro e a Bezzecca, alle Sante Termopili della terza Roma, l'evviva, l'excelsior del vecchio colonnello garibaldino!

Vostro per la vita

MATTEO CANTASIRENA.

"P.S. Portatemi dei sigari di Virginia.—Sceltissimi.—Intendiamoci: per commissione."

Pietro Laner, tre giorni dopo ricevuta la lettera di Matteo Cantasirena, pigliava di botto una di quelle risoluzioni così coraggiose, così ardite, alle quali non arrivano, certe volte, altro che i timidi. Disse in casa che andava a Roveredo e scappò a Milano. E da Roveredo scrisse alle zie che "ormai il dado era tratto: che aveva passato il Rubicone. Era un pezzo che ci pensava, che aveva deciso, ma non aveva mai voluto parlarne per non amareggiarle; e non aveva voluto vederle, consolarle prima di partire per non perdere quella forza, quella calma d'animo, della quale aveva tanto bisogno. Del resto, non era che la prova di un paio di mesi. Dopo, sarebbe tornato in ogni modo a Crodarossa. O per fermarsi per sempre, per seppellirsi lontano dal mondo se la prova gli andava fallita; o per rivederle, per salutarle, se gli era andata bene, e ricevere allora quella benedizione che adesso pregava, supplicava, gli volessero mandare anche da lontano, col loro perdono."

La signora Angelica e la signora Rosina capitarono dinanzi a don Giuseppe esterrefatte; senza nemmeno aver la forza di piangere. Piansero dopo, un po' tutti i giorni; quando don Giuseppe le ebbe un po' confortate e rassicurate.—Tutto per il meglio: Ricordiamoci sempre di questa massima salutare: tutto per il meglio!—Poi il prete continuava, più lentamente, più a bassa voce, con mistero, quasi avesse paura che l'aria portasse in giro le sue parole:—Quando Pierino avrà imparato a proprie spese a mettere giudizio, ritornerà a Crodarossa più quieto, più umile, e sarà meno pericoloso per sè e per gli altri. Con certi discorsi, con certe imprudenze, non si scherza! Poteva farci capitare addosso dei guai seri. Tutto per il meglio, e ringraziare Quel di lassù!

Matteo Cantasirena, in quei giorni, era tutto occupato e tutto infervorato nella gran lotta per le elezioni amministrative e non si ricordava più di niente: nè di Pietro Laner, nè delle lettere, nè del "grande progetto" che aveva da comunicargli.

Quando Pietro Laner gli capitò dinanzi col viso sparuto, annerito dal carbone della terza classe, col lungo ciuffo della parruccaccia arruffata, lo prese lì per lì, invece del giovane trentino, per uno dei soliti "tirolesi".

—Passate dal Bizzarelli!—grugnì dispettosamente, continuando a scrivere più in fretta.

—Sono Pietro Laner!—balbettò l'altro porgendo, per farsi conoscere e per raccomandarsi, il grosso pacco dei Virginia, che gli era costato al passaggio del confine, mille ansie e mille pene.