—Io?—esclamò Pietro Laner, sprezzante, sdegnoso,—non so nemmeno che cosa sia!—E fiero, reso ardimentoso da questo fatto per il quale si sentiva più innanzi nella stima e più legato al Direttore, gli tornò a presentare il pacco di sigari, cominciando a narrare la lunga iliade di patimenti e di timori, sofferta per quel pacco, alla stazione di Ala.
Ma intanto che il giovanotto continuava a raccontare le sue storie, il Direttore, distratto, pensava ad altre cose. Gli fece mettere i sigari sul caminetto, senza nemmeno ringraziarlo; poi raccogliendo sulla scrivania i fogli dell'articolo che aveva scritto, chiamò forte: Taddeum!
Si udì il rumore sordo della gamba di legno sull'impiantito; il tintinnare delle medaglie che penzolavano sul petto di Taddeo, insieme alla pipa, e subito il vecchio soldato si presentò sull'uscio diritto, in posizione, salutando colla mano al berretto da Garibaldino.
—Comandi, Colonnello?…
Le medaglie, la gamba di legno, il berretto, il colonnello fecero un effetto magico, di maraviglia, di rispetto, di commozione sull'animo del giovane trentino, ancora oppresso dalla soggezione di don Giuseppe e ancora fresco dalle ansie del confine, per via dei sigari di contrabbando. Gli parve a un tratto di sentir echeggiare nello studiolo ammuffito le note calde e libere, proibite a Crodarossa, dell'inno di Garibaldi: "I martiri nostri son tutti risorti!" e improvvisamente, con un trasporto sincero di amore e di entusiasmo, gridò forte: Viva l'Italia, per Dio!
—Evviva!—rispose il solo Taddeo, che tornò poi a domandare, sempre in posizione:
—Comandi, Colonnello?
Matteo Cantasirena gli consegnò l'articolo da portare in stamperia, poi quando Taddeo fu sull'uscio lo fermò con un cenno, e rivolgendosi al Laner gli domandò se aveva già fatto colazione.
—No….
—Allora la farete con me. Va bene?