Pietro Laner le afferrò un braccio e se la tirò vicino, addosso, per fissarla bene in faccia.

—Chi sono quei due? Chi sono quei due? Chi sono quei due?

La gelosia, la collera, la passione, il dolore, rendevano terribile quel povero diavolo, solitamente così innocuo, così timido.

La fanciulla, di primo colpo, ne rimase un po' impressionata; ma poi riprese subito tutta la sua franchezza, tutta la sua audacia.

—Sono amici di Edita; e non seccarmi; e non venire in casa degli altri a far scene, che non voglio rendermi ridicola! Non sei in montagna qui, non sei in mezzo ai bifolchi, in mezzo a' tuoi villani!… Sei a Milano, fra persone come si deve!—Poi, liberatosi il braccio ch'era diventato bianco, violetto ai polsi, fra le mani del Laner, gli disse di andar via subito: di andarla ad aspettare ai Giardini dinanzi al Museo.

La collera dell'amata, indizio sicuro della sua innocenza, quell'appuntamento ai Giardini che provava l'amore e l'arrendevolezza di Nora, calmarono subito il giovane. E col tono sommesso di chi vuol scusarsi, le raccontò che c'era stata una gran lite fra lui e il Direttore e che si erano guastati per sempre.

—Ero venuto anche per questo; per dirti che in casa tua non ci metto più i piedi.

—Lo zio è di primo impeto,—rispose la ragazza un'alzata di spalle;—ma poi gli passa presto.

—Ma non passa a me, se non mi paga! Se non mi rende quello che mi deve!… Non è per me che voglio la roba mia, quanto per te!… E poi le zie non ti conoscono. Non possono sapere che tu sei…. tutt'altra cosa.

Come faccio a dir loro "non ho più le ventimila lire e ho preso moglie?" Preso moglie?… E chi hai preso?—La nipote di quella canaglia che mi ha truffato!