Pietro andò ad aspettarla nel piccolo viale dopo il Museo, ma quando
Nora lo raggiunse, sempre diritta, col suo passo ritmico e sicuro,
Pietro non si ricordò di levarsi il cappello, sconvenienza che dava
tanto ai nervi a Nora.
I due giovani camminarono l'uno a fianco dell'altra, silenziosamente. Il Laner voleva mostrarsi offeso, e Nora pensava come doveva incominciare.
—Chi erano quei due?—domandò Pietro pel primo, colla voce cupa e affondando il muso nel bavero alzato del paltò.
—Amici di Edita.
—Va bene; ma chi sono?
—Uno, il banchiere Kloss; l'altro…. il duca di Casalbara.
Al Laner, subito, montò il sangue alla testa. Il Casalbara, quel decrepito damerino, gli era indifferente, ma il Kloss?… Il Kloss era un vizioso, un dissoluto! Un vecchiaccio sudicio, osceno! Era una vergogna, un'onta per una ragazza, soltanto l'averlo vicino. E smaniava geloso, furibondo, perchè il Kloss, certamente doveva aver messo gli occhi addosso a Nora. Perchè certo era per lei, per Nora, che andava dalla Schönfeld!
Il Kloss! E non aveva avuto tempo, in quell'attimo, di riconoscerlo nel salotto!… Meglio così. Se l'avesse visto con Nora…. Il Kloss vicino a Nora!… Per Dio! Avrebbe commesso uno sproposito!
Nora, impassibile, camminava sempre diritta, affondando le mani nelle tasche della giacchettina aperta, colla sua aria di sicurezza e di sfida. Soltanto, con indifferente naturalezza, guardava di qua e di là, per vedere se la gente, quei pochi che passeggiavano e quegli altri seduti sulle panchine, notavano, osservavano le smanie di quel pazzo.
Pietro si sforzava di parlare a bassa voce: ma tutti dovevano indovinare quel furore, dalla faccia stravolta, dal gestire concitato.