—Almeno…. faccia il piacere…. si ricordi…. siamo in mezzo alla gente!—E Nora, con la voce armoniosa dal timbro infantile, non gli disse altro. Il giovane la guardò, colpito da tanta freddezza, e le disse con più calma, col tono risoluto di chi s'impone e ha diritto d'imporsi:
—Ti proibisco, intendi bene, ti proibisco d'ora in poi, di mettere i piedi in casa della Schönfeld. E se io vengo a sapere che il Kloss si è trovato ancora con te o che ti ha ancora parlato,—anche una volta sola,—quel giorno, ricordatelo bene, tu vai per la tua strada, ed io per la mia.
—Pur troppo,—rispose la fanciulla con un sospiro ostentato,—pur troppo!… È quello che bisogna fare.
La sua voce non ebbe un tremito, il suo volto rimase fresco e roseo.
—Come? Spiégati!… "Quello che bisogna fare?…" Perchè subito ti arrabbi con me?…Sei in collera?—domandò il giovanotto andandole così vicino, per vederla negli occhi, da sfiorarle, da toccarle il braccio col suo braccio. E poi soggiunse con passione:—Parlo così per tuo bene: perchè ti voglio bene e quel Kloss è capace di tutto!
Nora non rispose: continuò a camminare, sempre diritta, dimenandosi elegantemente colla bella persona.
—Nora!… Nora!…—esclamò il povero ragazzo, con un'espressione appassionata, disperata, in cui c'era tutta l'anima sua, tutta la vita sua.
L'altra si fermò di colpo. Poi cominciò a parlare concitata, agitatissima. Che quelli che passavano, o stavano seduti sulle panchine, la guardassero pure: non le importava più niente. Le importava di spiegarsi, di dir tutto, di finirla una buona volta!
—Guarda come son conciata!—e sollevando un po' la veste, mostrò la scarpettina elegante, aggiustata con una pezzetta sul fianco.—Ho le scarpe rotte: e queste sono le migliori. Guarda,—e gli mostrò gli occhielli logori e la fodera rappezzata della giacchetta,—e non ne ho un'altra. E nella mia camera manco di tutto; e anch'io stamattina non ho fatto colazione: un po' di caffè col latte. E tutti i giorni il tormento dei debiti; la paura di qualche scenata. E credi che io voglia adattarmi a far sempre questa vita impossibile, da cani?… Ah no! Piuttosto vado in America a cantar nei caffè!
—Certo,—esclamò il Laner, trionfante. Non gli aveva fatto impressione la tirata dell'America: era una delle solite frasi, tanto per dire. Ma era contento della collera di Nora, del suo sdegno che credeva tutto rivolto ormai contro lo zio Matteo, e la vita "da cani" che lo zio Matteo le faceva condurre.