—Certo! Hai ragione! Mille ragioni: bisogna finirla!
La ragazza capì subito lo sbaglio.
Come?… Crederesti che io voglia finire da una parte, per ricominciarla dall'altra?… Piantare lo zio Matteo, aver dei dispiaceri, sembrare un'ingrata, perchè? Per andare con un altro a fare la stessa vita? Anzi peggio, perchè potrebbe capitare anche la miseria dei bambini da allevare, da curare, da mantenere, per crepar d'inedia tutti insieme!—No, caro mio, no!—Io sono una ragazza onesta e preferisco dirtelo prima; finchè c'è tempo, per tutti e due. Io non mi sento nata per i sacrifici, per gli eroismi, per stentare la vita tutti i giorni; ma almeno, sono sincera, e ho il coraggio di dirlo prima, francamente. Ti sembrerò cattiva, senza cuore, leggera, quello che vuoi. Ma preferisco dirlo oggi, finchè tutti e due siamo liberi e possiamo rimanere buoni amici, piuttosto che commettere, dopo, uno sproposito, fare un colpo di testa, piantarci allora, un bel giorno, quando fossi tua moglie, e non ci potessi più resistere.
—Dio! Dio! Dio! Ma era vero?—Pietro Laner la guardò.
Nora, accesa, rossa in viso, aveva le narici e le labbra frementi, il petto ansante e in mezzo alla fronte la piccola ruga sinistra, bianca e sottile come una cicatrice.
—Dio! Dio! Dio! Ma era vero? Era Nora, la Nori che parlava così? Tutto era finito? E nel suo cuore, nella sua mente, quella parola "finito! finito!" pareva ripetersi, diffondersi; pareva prorompere, ripercuotersi nel vuoto:—Finito! Finito! Tutto era finito!… Dio! Dio! Dio!—Non aveva più forza, non aveva più voce. Soltanto quella parola, e l'idea tetra, accasciante, spaventosa.—Finito! Tutto era finito!…—Una solitudine immensa, desolata. Più ancora del dolore, della disperazione, era un senso cupo, profondo di sgomento. Morire! Morire! Oh la consolazione di poter morire, di sprofondarsi lì, sotto terra; di non vedere, non sentire, non soffrire più niente!
Il povero ragazzo, curvo, colla faccia dentro il bavero alzato del paltò, tremava tutto convulsamente; quando voleva parlare le parole rimanevano rotte dal batter dei denti. La guardò ancora, ancora…. colla vista oscurata dagli occhiali pieni di lacrime.
—Ma pure era lei…. Era Nora…. Nori, che camminava diritta, colla persona alta, bella, che pareva come illuminata dallo splendore dei capelli biondi. Era Nora, col passo ritmico e sicuro, risonante nell'ombra quieta del viale, sotto i tigli, Nora, Nori che camminava diritta, sempre diritta per la sua via, come il destino.
Pietro Laner, così misero, così infelice, si sentì vicino, accanto a Nora, ancor più oscuro, più umile; e timidamente, ma con tutto il fervore di quella grande angoscia, la pregò, la supplicò. Era la sua divinità che pregava; era la sua Madonna sfolgorante; e le domandava la grazia della vita.
—Ritorna buona!… Ritorna buona!… Ritorna la Nori, la mia Nori—e aggiunse per smuovere la sua ragione, dopo aver tentato di toccarle il cuore.—Lavorerò giorno e notte. E poi devo avere le ventimila lire.