—Mi darai le venti lire per il dentista!—esclamò subito anche Evelina. Essa, quando c'eran denari, ne domandava sempre, per il dentista, il dottore, la farmacia Zambelletti.
—Uno alla volta! Uno alla volta! Mi raccomando! Il Direttore consegnò subito cinquanta lire alla Gioconda.—Va bene? Va bene così?
La serva, senza rispondere, se ne andò via, contando i biglietti.
—Ecco le lire venti per il dentista.
—E tu?—domandò a Taddeo, vedendolo immobile, che lo guardava e sorrideva.—Ah, per il brum!
—Per il brum…. e se potesse…. sono ancora in arretrato….
—Tutti, figliuolo mio, siamo in arretrato, cominciando dal Governo!
Per oggi ti darò venticinque lire, e paga la carrozza.
—Grazie, colonnello!—esclamò Taddeo, e presi i denari se ne andò in fretta accompagnato dal tuc-tuc della gamba di legno, che batteva sull'impiantito. Anche Evelina, avute le venti lire, era sparita.
Nel salotto erano rimasti soli Matteo Cantasirena e Nora. Questa si alzò lentamente e gli andò vicino, sempre seria, sempre imbronciata.
—Anche tu?… Che cosa ti occorre?—le domandò lo zio sorridendo con affabilità paterna.