Numa, fatto sicuro da quel ritorno di quiete, di pace, saltò sul canapè e andò ad acchiocciolarsi nel cantuccio lasciato caldo da Nora.

—Tu non hai bisogno del dentista!… Per i guanti?… Per qualche nastrino?

—No; per Pietro Laner,—rispose Nora seccamente.—Manda subito un po' di quel danaro al signor Laner. Taddeo lo troverà ai Giardini o a casa sua; se no, vada a cercarlo. Non ha da mangiare.

—Che?… Se stamattina mi ha date dieci lire?

—Non ha da mangiare. Erano le ultime.

—Le ultime? davvero?…—esclamò Matteo colpito sinceramente.—Quando uno confessa di aver dieci lire, vuol dire che ne ha, almeno, cinquanta! Quel Laner è sempre stato un uomo inverosimile, fantastico!

Tornò a chiamare Taddeo e gli diede cinquanta lire in una busta, per
Pietro Laner.

—Sarà ai Giardini o a casa sua. Prendi un brum e gira finchè lo hai trovato.

—Va bene? Va bene così?…—tornò a domandare a Nora, quando furono soli di nuovo. Poi contò i denari che gli eran rimasti.

—Appena cento lire!—Sospirò, soffiò.—Sempre così! Non so mai misurare il cuore secondo le forze!