Un giorno, sull'imbrunire, egli passava dalla via di Santa Margherita coll'involtino dalla carta rosa, di prosciutto di San Daniele e di mortadella, ch'era stato a prendersi apposta per il pranzetto, quando addocchiò quello "splentore di pionta" che entrava nel negozio di musica del Ricordi.
"Oilà! Mi, stupito, alt!"—e si fermò a guardare attraverso i cristalli delle vetrine.
Nora, infatti, uscì poco dopo, col rotolo di musica sotto il braccio, le mani nella tasca della giacchettina blù, lanciando un'occhiata fredda ma scrutatrice sul Kloss, che—essa se n'era accorta—fingeva di guardare nella mostra per aspettarla.
Nora non lo conosceva, ma quel brutto omino, col vestito nero trasandato, infarinato di forfora, non dinotava certo di essere un gran che: e Nora continuò col passo rapido e sicuro per la sua strada, senza più badargli, nè pensare a lui.
Ma il Kloss era rimasto colpito, come gli accadeva di rado: col suo involtino di prosciutto di San Daniele che ballonzolava, tenuto col mignolo pel nastrino, continuò a seguirla passo passo…. fino a casa.
La sera stessa egli ne parlò a Madame Dupont in grande segretezza, dandole il nome della via, il numero della porta e i connotati:
—"Pussè crante che mì: i spal te matrona: un vitin te popola, capelli pionti e un ginger straortinarî! E…. cito col vecc."
Il Kloss, che non nascondeva i suoi sessant'anni, dava del vecchio al
Casalbara che voleva nascondere i suoi sessantacinque.
—A so temp ghe tirò mi tutt' coss!
Due giorni dopo Madame Dupont gli mandava la risposta in un bigliettino che lo fece starnutire tanto era impregnato di muschio.