"Carissimo Commendatore—(Madame Dupont teneva molto ai titoli)—Non c'è niente da fare." E gli scriveva che c'era il fidanzato, che la ragazza era di buona famiglia, figlia, nipote o parente, nientemeno, del famoso cavalier Cantasirena, e che andava tutte le sere all'opera al Manzoni con una cantante ungherese, certa Edita Schönfeld, che si faceva passare per contessa. E ripeteva, ancora, prima di finire: "niente da fare, onesta a tutta prova."

—Per onesta, poco mal—borbottò il Kloss fra sè,—per fitanzato, poco mal…. ma Cantasirena!… Molto mal!

Tedesco, finanziere, affarista, Francesco Kloss vedeva i giornalisti e il giornalismo come il fumo negli occhi.

Ma Nora gli aveva fatto colpo.

La g'ha cuel bel farin te me n'inpipp!

Procurò di conoscere la Schönfeld per avere altre informazioni, e queste furono assai meno scoraggianti. Nora non era sorvegliata: Matteo Cantasirena non se ne curava: non era innamorata del suo fidanzato. Essa era una ragazza positiva e ambiziosa: il suo sogno sarebbe stato di spendere, di sfoggiare, di far la gran signora!

Francesco Kloss, arricciandosi i baffi, pensava che il sogno era bello, ma costava caro.

El vecc! el vecc!… Mio pon amico Casalbara!—esclamò con un ghignetto.—Il Casalbara, al solito, avrebbe filato il perfetto amore…. avrebbe creduto di essere corrisposto…. e una volta che il Casalbara fosse diventato il cerente responsabile, pensassi mi per aferla in te le man!"

Quella sera all'Eden, mentre il duca batteva graziosamente le punta delle dita inguantate ad una canzonettista dell'Orpheum, il Kloss lo fermò a mezzo del suo entusiasmo, e gli parlò della splentita popola che aveva visto uscire dal negozio Ricordi: ne parlò più tardi a cena, ne parlò il giorno dopo, e quando lo vide un po' riscaldato, lo condusse al Manzoni e gli fece vedere la bella popola nel palchetto della Schönfeld.

—"Maravigliosa",—esclamò il Casalbara, dandosi un colpetto di mano ai ricciolini biondi, alzandosi in piedi per farsi vedere, e fissando Nora col canocchiale.