Nora si alzò di colpo, liberandosi nervosamente e allontanandosi.

—Ma l'Edita?… Non viene?…—Adesso l'inquietudine appariva più forte, più viva.—Se non viene l'Edita, vado via!

—Signorina Nora, crede alla mia parola?… Crede alla parola di un gentiluomo?—domandò il Casalbara dignitosamente, ma senza alzarsi in piedi per via della gamba.

—Oh sì!—rispose Nora guardandolo con un'espressione ingenuamente incantevole, tanto era piena di fiducia e di ammirazione.—Sì! Sì! A lei sì!…

Il duca tornò a farsela seder vicino.

—È il primo momento che mi trovo solo…. che posso esprimerle tutto quel sentimento di…. di ammirazione…. di affezione che sento per lei…. E lei…. mi dica almeno una parolina sola di…. di incoraggiamento perchè anch'io….—e il Casalbara era sincero—non so più se sono un povero pazzo o…. o l'uomo più fortunato di questa terra!… Mi dica se la sua…. bontà per me posso attribuirla a un sentimento non di…. amore…. ma di be…. bee….—e il Casalbara sospirò quel beenevolenza con una vocina così sottile e tremula che pareva il belato di una pecora.

—Perchè non viene l'Edita?…

Nora, questa volta, nel ripetere la domanda era distratta, pareva come presa da un orgasmo, da una perplessità inquieta, nervosa. Aveva un fremito forte nella voce alterata, e guardò il duca arrossendo, abbassando il capo più timida, fatta vergognosa, ma pure con un'espressione di tenerezza, di abbandono che traspariva anche da quell'angoscia, da quel turbamento da cui pareva presa.

—Dunque?—insistè il Casalbara, che osservava tutto e credeva di capire.—Dunque?…—E le strinse ancora la vita, ma con più garbo.

La fanciulla tornò a guardarlo, ad abbassare il capo; ma questa volta non si mosse, non scappò via.