Ma la fanciulla, invece di ammirarlo, sorrideva coi grandi occhi lucenti, tentatori. Era in mezzo al canapè, sdraiata, colla testa appoggiata alle due mani congiunte dietro, contro la spalliera, e i piedini irrequieti che uscivano incrociati sotto il vestito blù. Si vedeva anche un po' di calzetta nera, dove la gamba era più sottile.
Bisognava fare qualche cosa… o farle fare qualche cosa!
Il Casalbara aprì, cercò un dolce in una bomboniera di cristallo.
In quell'attimo, non vista da lui, il volto di Nora diventò serissimo guardando l'orologio grande del caminetto; ma quando il Casalbara le si avvicinò col piccolo dolce fra le dita, essa sorrideva come prima.
—Questo sarà il premio…. per un'altra grazia che mi deve concedere la mia regina.
Nora sporse le labbra appena, senza muoversi di più. Il Casalbara le mise in bocca il confettino delicatamente. Nora lo sorbì con delizia, sempre guardando il duca, sempre sorridendo cogli occhi vivi e umidi.
L'altro le indicò il pianoforte:
—Per me solo, tutto per me solo: l'Ideale del Tosti!
—Come vuole—rispose Nora sempre sorridente, e gli porse le due mani perchè la tirasse su.
Il Casalbara gliele prese fino al braccio.—Uno…. due…. tre!—e appena Nora, fu su, in piedi, la strinse con un braccio attorno alla vita, e la condusse, mentre l'altra si faceva un po' trascinare, verso il pianoforte.