—Tutto per me…. solo per me.
E quando la fanciulla seduta al pianoforte, cantando e accompagnandosi, cominciò colla voce calda di contralto: "Caro ideal…. torna a sorridermi ancora…." il Casalbara in estasi, gongolante, cominciò a cantare anche lui, colla vocetta tremula da pecora:
—"Ca-a-a-ro ideal…. Caa-a-ro ideal…."—mentre col palmo della mano si faceva un po' di massaggio al ginocchio reumatizzato.
Era bella, Nora! Che splendore di ragazza! La voce era penetrata persino nelle ossa al Casalbara. Standole di dietro, mentre essa era seduta sullo sgabello, e si chinava accompagnandosi, egli le vedeva il collo morbido, fin giù, dove comincia la curva delle spalle. E la gran massa dei capelli biondi, e la nuca candida col nimbo dorato dei riccioletti nascenti, e il seno rigoglioso e forte che si alzava, col vibrare della nota appassionata; e quell'odore di giovane, e quell'odore acuto di bionda, tutto lo accendeva…. anche il ricordo, l'immagine, la gelosia astiosa, tormentosa, contro quel mascalzone, quel montanaro dalle spalle quadre che la voleva sposare per forza. La vocetta del Casalbara, nel cantare il "Ca-a-ro idea-al" tremava sempre di più, stonava maledettamente. Ci fu un punto in cui lo prese come una vertigine improvvisa e non sentì più nemmeno i reumi.
—Sarà quel che sarà,—pensò, risoluto ormai al gran colpo. Ma tremava tutto nell'orgasmo di quell'eccitamento improvviso, che gli era montato alla testa come un bicchier di Sciampagna.—Sarà quel che sarà, e chiuse il pianoforte.
—Perchè?—domandò Nora meravigliata, alzandosi.—Cosa succede?
—Andiamo…. di là. Non vuol mangiare una tartina, con un ditino di
Xerez?
—Ma l'Edita?… Il Kloss?… Dunque non vengono?—esclamò Nora, guardandolo, fissandolo.
—Sì…. non so…. sono anch'io…. stupito…. L'avranno magari anche fatto apposta….
Nora diventò triste, abbassò il capo. Ormai si era compromessa…. l'avevano compromessa.