— E anche di rompersi l'osso del collo? — domanda Giacomo.
Don Luciano, non si degna nemmeno di rispondere, ma approfitta dell'interruzione accolta dal pieno assentimento della duchessa Cristina e del principe Rosalino, per aggiungere, rivolto a Maria, ciò che più temeva di far sapere al fratello:
— Tutto compreso... non resterò assente... credo, più di una settimana.
— Novanta chilometri! — esclama Remigia. — Non è più correre; è volare! — E ripete «volare... volare...» con un'espressione languida, quasi voluttuosa, fissando Giacomo, il quale non le bada affatto, e continua invece a osservare Maria, diventata un po' più pallida dopo l'annunzio di quella partenza, e il capitano Zaccarella, che mangia con la testa bassa, quasi sul piatto.
Dopo colazione, Luciano si ferma giù, dando ordini e disposizioni per la sua partenza: adesso che questa sua partenza e già stata annunziata, egli è contento ed è davvero di buon umore. Chiama il chauffeur, vanno insieme al garage a vedere la macchina, poi rientra nell'albergo e cantarellando «un dì felice eterea...» sale svelto, leggero, al suo appartamento, dove c'è già Andrea che lo aspetta per preparar le valige.
— Tutto quanto mi può occorrere per quindici gior...
Sente bussare all'uscio; non finisce la parola e si volta:
— Chi è?...
— Sono io.
È la voce di Giacomo.