Andrea se ne va chiudendo l'uscio, senza far rumore, e Luciano corre all'armadio, lo apre, e con l'aria di non volersi occupare di Giacomo e di non aver tempo da perdere leva in fretta tutti gli abiti che devono essere messi nelle valige, e li butta uno dietro l'altro sul canapè.

Giacomo non si lascia intimorire da quelle furie.

Gli tien testa bravamente.

— Tu non vai nè a Losanna, nè a Ginevra. Tu vai... a Parigi.

Luciano si ferma, si volta, fissa il fratello:

— Vado a Losanna e vado a Ginevra, e andrò anche a... Parigi, se mi accomoda. Non ho padroni, e dei fatti miei, non devo render conto a nessuno.

Giacomo siede tranquillamente per dimostrare che se Luciano ha fretta, lui non ne ha punto, poi risponde con grande pacatezza:

— Dei fatti tuoi, intanto, dovresti render conto a tua moglie.

— A mia moglie?

— Precisamente; a tua moglie. E ricordati bene, per poter vantarsi di non aver padroni bisogna non dover niente a nessuno.