L'altro, perde le staffe.

— Va bene! Va bene!... Giacchè ci siamo, finiamola! Tu sei venuto qui, non per la villeggiatura, ma con propositi... prestabiliti. Vuoi che facciamo un po' di bilancio tra il dare e l'avere?

Siede anche Luciano, dall'altro lato del tavolino, in faccia a Giacomo, che gli risponde sempre pacato:

— Un po' di bilancio? Tu credi che io alluda al moltissimo danaro che tu hai speso e spendi più di me?... No, io non penso in questo momento a... proteggere il nostro patrimonio, ancora indiviso. Ci penserò, forse, più tardi, se sarà assolutamente necessario. No, no. Dicendoti che «per vantarsi di non aver padroni bisogna non dover niente a nessuno» io penso a tua moglie, soltanto a tua moglie!

— Lascia stare mia moglie!... Maria non c'entra.

— Al contrario, c'entra a tuo dispetto!... Ha il diritto di entrarci ed io ho il dovere di farcela entrare! Tu devi moltissimo a tua moglie; ricordati. Tu devi a lei, a lei sola, alla sua prudenza, alla sua pazienza, alla sua bontà, se hai ancora una famiglia, e se non hai perduto la stima della gente!

— Tu... parli così?... A me?

— Sì, a te; parlo così. Tu non hai in mente altro che il danaro, soltanto il danaro che abbiamo in comune! Io so, invece, pur troppo, che abbiamo in comune anche il nome, e il nostro nome non posso e non voglio lasciartelo sporcare!

Luciano balza in piedi; si alza ritto anche Giacomo.

— Sì, «sporcare!» È la parola vera; sporcare!