Luciano batte forte col pugno sul tavolino:
— Basta! Basta, così!
— No! Non basta!
— Dirò al signor Zaccarella...
— Che cosa vorresti mai dire a quel tuo infelice signor Zaccarella?
— Di preparare, subito, oggi stesso, tutti i nostri conti...
— Ma che conti! — Giacomo dà un'alzata di spalle.
— Gli ho già fatti io, i conti!... Ho una raccolta, un mucchio di cambiali tue; cambiali in bianco, scontate dai più noti strozzini internazionali! Lasciamo in pace il già travagliato signor Zaccarella! Ho tanto in mano io, da farti inabilitare anche domani. E lo farò, bada, lo farò, se sarà necessario, per salvare non il nostro patrimonio, ma il nostro onore.
Luciano ha paura. Spinto dall'avarizia e dalla sua pudibonda bigotteria, di timido provinciale, Giacomo è capace di qualunque eccesso!
Egli però si rimette in carreggiata e ripiglia con ostentata indifferenza: