— Abbassa la voce! Abbassa la voce! — Giacomo è spaventato. Possono sentire nel corridoio, in tutto l'albergo! — Abbassa la voce! Ti supplico! — Ma più Giacomo ha paura e cede, più Luciano si monta e grida: a forza di arrabbiarsi per progetto, finisce con l'arrabbiarsi e col diventar geloso sul serio.
— Mia moglie dovrà parlare! Oh se dovrà parlare! Se dovrà confessare! Che cosa ti ha detto? Che cosa ha fatto?... Con quante moine ha potuto cambiarti così? Cambiarti... completamente?... Prima, non me lo vorrai negare, tu Maria, non la potevi soffrire! Ti sei opposto fino all'ultimo! Hai fatto il possibile e l'impossibile per impedire il mio matrimonio! Oh, senza essere un grand'uomo, e non me ne importa affatto, io, per altro, ho buona memoria! E se ne accorgerà mia moglie quando torno! Appena torno!... Quella ipocrita, falsa, bugiarda! È lei, la bugiarda e non io! La bugiarda e l'ingrata!
Giacomo capisce che, lui presente, la furia del fratello non farà che divampare sempre più: si caccia le mani nei capelli e fugge via con un singulto che gli rompe il petto. Sapeva che suo fratello era cattivo, ma cattivo fino a quel punto, fino al punto di far paura, questo no!
— Povera donna! Povera donna!...
Giacomo, non pensa più a trattenere Luciano. Guai se Luciano, restasse a Villars!
— Vada! Vada! lontano, a Parigi, all'inferno!
— Téé! Téé! Téé! Tuff! Tuff! Tuff!
È Luciano che parte in automobile, un'ora dopo la scena col fratello.
Non ha voluto veder nessuno; non ha salutata sua moglie. Sua moglie la vedrà al ritorno e la... saluterà al ritorno! Adesso vuol partire tranquillo, senza guastarsi il sangue!