— ... Non piccolo! Quello di possedere anche voi, per quanto non comune, anzi in tutto una ragazza originale... un album di autografi!
— La mia originalità sta in questo: invece di un album solo, ne possiedo due.
— Due?
Giacomo fa una faccia spaventata. Egli si diverte sempre di più a questi giuochi innocenti. Ha sempre avuto passione per i ragazzi e per i bambini.
— Ne possiedo due.
Si avvicina Mimì portando la cartella e i libri. Si avvicina Totò portando la grande cesta foderata di tela pompadour e ornata di nastri di seta rosa con l'astuccio dei colori, i pennelli e con tutti i «lavori diversi» della duchessina: lavori all'uncinetto, lavori a maglia, trapunti, ricami che girano da anni i laghi, i monti e i mari... sempre allo stesso punto.
Remigia fa mettere tutto a' suoi piedi, sull'erba, e si fa dare gli album da Mimì.
— Due album? — ripete Giacomo esterrefatto.
— Due. Uno per gli illustri della patria; — questo, guardate: la firma di Garibaldi, una lettera di Mazzini, una poesia dell'onorevole Testasecca, — è il deputato del nostro collegio, — e poi autografi di Biancheri, di Zanardelli e uno anche del figlio di Totò.
Giacomo inarca le ciglia fissando il marchesino di Villabianca, e la Piccola scoppia in una risata: