Nella veranda quasi deserta, missis Eyre, sdraiata sulla sua poltrona, nel vano del suo balcone, e col suo Times non ancora aperto sulle ginocchia, è beatamente assorta nella contemplazione dell'acqua che sbatte furiosamente e corre in grossi e spessi goccioloni lungo i cristalli:
— Diluvia! Diluvia!
Missis Eyre lo sa per esperienza, si sta veramente bene in un albergo, soltanto quando è mezzo vuoto, e persistendo l'orribile tempaccio, anche «la baraonda italiana» sarebbe passata da Bex senza fermarsi! Certissimo!
— Diluvia! Diluvia!
II.
— A Bex? Dobbiamo restare a Bex fino alle tre?
— Con la pioggia e col vento?
— Tutto il giorno fermi in stazione?
— Dio che noia! Ma c'è da morïre di noia!
— Signor Zaccarella!... Signor Zaccarella! — gridano insieme varie voci infuriate.