Il signor Zaccarella non risponde; forse non può sentire. Lo si vede scalmanarsi in fondo alla tettoia, in mezzo al fracasso, tra i facchini e i servitori che hanno appena due minuti di fermata per trasportare tutto il bagaglio; sessanta colli di bagaglio!

— O Rosalì! — La vecchia duchessa di Moncavallo si volta verso suo fratello, il principe Rosalino di Sant'Enodio, che vede sempre intento a studiare l'orario. — O Rosalì! Un'altra corsa non c'è? Non si può partire più presto per Villars?

— Non c'è. Cristina cara; non c'è!... Abbiamo perduta la coincidenza!... Sai che gli orari in Isvizzera sono fatti apposta dagli albergatori per far perdere le coincidenze!

— E colazione?

— Dove si fa colazione?... In questo piccolo buco di caffè?

— Hanno il coraggio di chiamarlo Le grand restaurant de la gare!

— È un orrore, zio Rosalì!

— È impossibile!

Si torna a chiamare, a invocare il signor Zaccarella. Questi fa cenno con la mano di aspettare, di aver pazienza.

— Vengo subito!