«Mi obbligo a versare 5000 lire per i poveri della duchessina Remigia, detta la Piccola.

«Giacomo D'Orea.»


Mimì ha gli occhi pieni di gioia:

— Dio! Dio! Come il signor Giacomo sarebbe proprio degno di far felice la mia Remigia!

III.

Remigia, con Giacomo, non scherza e non ride soltanto. I suoi occhi ceruli e giocondi, hanno pure riflessi bigi, freddi come d'acciaio: osservano e studiano. Remigia, conosce già profondamente il carattere di Giacomo; ne conosce i gusti, le inclinazioni, le predilezioni e lo seconda in tutto, abilmente, senza mai parere, senza mai scoprirsi. L'aristocratica duchessina ha notato, per esempio, che sua eccellenza Molinella — lo chiama così con Marco Danova per allontanare sospetti e gelosie, — ha vivissimo, come tutta «la gentetta», il sentimento della famiglia e l'attaccamento alla parentela, ed ella non perde occasione di accarezzarlo e di lusingarlo anche in questo suo debole.

Ogni giorno, verso le quattro, la nobile famiglia italiana, con Marco Danova, sir Wood e tutto il seguito fanno una passeggiata o su, fino a les Ecovets, o giù fino ad Arveye o a Chesières, con la scusa di andar a prendere il tè. Giacomo, che lavora anche in montagna, si fa sempre aspettare, e Remigia, impazientandosi lo chiama sotto la finestra che dà sul giardino:

— Onorevole, Commendatore! Grande Ufficiale! Eccellenza!... Fate presto!

— Eccomi! Signorina Piccola!