— Allora, tanto più! Non fatevi aspettare! Oggi si va fino a Gryon!

— Sono pronto!

Giacomo raccoglie i fogli sparsi sulla scrivania e li ripone, in ordine, nella cartella. Remigia si guarda attorno, osserva tutto.

— Quanti libri e quanti giornali!... Si può dire che la posta viene soltanto per voi a Villars! A me, invece, appena qualche cartolina illustrata!... E avrei così piacere di ricevere tanta posta!

— E la fatica?... La noia di dover rispondere?

Remigia non lo ascolta più. È tutta assorta, fissando un ritratto sulla scrivania, in una larga cornice d'ebano. È la vecchia fotografia di una donnetta dal viso lungo e scarno, — somiglia molto a Sua Eccellenza, — dall'aspetto semplice e modesto. È in capelli, vestita di nero. Ha una grossa catena d'oro attorno al collo, e puntato in mezzo al petto un grande spillone, con un ritratto, che dev'essere del marito.

— È la madre! — Remigia ha indovinato. — È la salumiera! — Poi esclama con la voce armoniosa e dolce, che somiglia certe volte, a quella di Maria: — Che bella signora! Glie espressione simpatica, dolce!... È la vostra mammà?

— Sì, risponde Giacomo colpito. — È la mia povera mamma. Come avete fatto a indovinare?

— Vi assomiglia tanto! — Remigia lo guarda, arrossisce leggermente e ripete tanto... con la voce di Maria, tal e quale.

— Cara bambina! — pensa Giacomo fra sè... — Molti capricci; un demonietto sfrenato e non sempre ragionevole, ma poi, nelle cose serie, ha il sentimento e si esprime con la grazia affettuosa di sua sorella. Non si assomigliano affatto Maria e Remigia, ma pure si capisce subito che sono sorelle. Dalla voce, soprattutto! La bella voce... è una gran bella cosa!