A un tratto si sente il rumore di uno schiaffo. È stato il principe Rosalino che lo ha tirato a sè stesso.

— Maledette zanzare!... Andate dal signor Trüb che non ci vuol credere!

IV.

È mattina; sono presto le nove. Giacomo è già da un'ora al tavolino da lavoro, quando sente bussare all'uscio, pianino: — toc! toc! — Si può?

— Avanti!

— Posso entrare?... Sono io! — Remigia è già dentro.

— Buon dì, signora Piccola!

Giacomo è ormai abituato alle visite della cognatina seconda. Quando Remigia passa dallo studio del D'Orea alla mattina, per scendere, lo chiama ed entra così, interrompendo la relazione sul dazio protettore degli agrumi, per condurre l'onorevole al giuoco del tennis. Gl'insegna a giocare in quelle ore, appunto, in cui il campo è libero e deserto.

— Non avremo pubblico, spero?... Non vorrei diventare ridicolo con le mie giravolte e i miei saltetti degni del signor Trüb!

— Chi volete che ci sia dalle nove alle dieci? I nostri competitori e nessun altro: Mimì Carfo, Mademoiselle e Totò!