— La palla è caduta nella rete, ma non importa. È stata una disgrazia!
— Il colpo era straordinario! Fate progressi!
— La bella maestrina, — il barone, intanto, strizza l'occhio maliziosamente a Remigia, — deve essere molto fiera del suo allievo!
— Se vostra Eccellenza si ferma a Villars tutto il settembre, — esclama il signor Trüb, — vostra Eccellenza diventa un giuocatore di prima forza! Il campione della Tête-pointue!
Giacomo, ansante, stanco, asciugandosi i goccioloni dalla fronte, ha appena il fiato da poter rispondere:
— Vi ho detto cento volte, signor Trüb, di non chiamarmi eccellenza!... Non sono più eccellenza per la grazia di Dio e per volontà della Nazione!
La bella duchessina italiana è sempre una grande attrattiva; l'onorevole D'Orea è affabile, alla mano: i giovinetti e i giovinotti si fanno coraggio e di giorno in giorno il pubblico aumenta.
Sir Wood è invitato da Remigia stessa:
— Venga al tennis, domattina! Venga a vedere, la prego! Mi dirà se so insegnare secondo le precise regole! È tanto un giuocatore famoso, lei! Verrà? Sì?... Allora domattina alle nove... Si ricordi!... Se ne ricorderà?
Altro che ricordarsene! La mattina dopo, allo scoccare delle nove, l'elegante e vigoroso sir Wood, si appressa alla conquista del tennis col suo passo misurato e sicuro.