— Appena mia sorella spunta sull'orizzonte, non c'è verso! — fa notare a Mimì Carfo e a quel geloso di Re Faraone, — più geloso e più furbo degli altri. — Sua Eccellenza Molinella, non piglia più nemmeno le palle!

Un giorno per provare che è vero, appena vede Maria, la chiama ad alta voce:

— Maria Grazia!... Gioia! Vieni a vedere tuo cognato, che diventa famosissimo!

— No! Non seccate! — esclama Giacomo con un tono e con una violenza insolite. — Avete sempre la smania di far venir qui tutta la gente per rendermi ridicolo!

Remigia, dopo un'occhiata al Danova, gongolante persino con la pancetta, si difende e si scusa:

— Perdonate, Giacomo!... Siete ingiusto! Si tratta di mia sorella! Di vostra cognata! — Torna a chiamare, più forte: — Maria! Maria!

— No! No! C'è troppo sole! — risponde Maria allontanandosi tranquillamente.

— Addio, gioia!

— Addio, Pïccola!

Il pericolo è passato; Giacomo ritorna a giocare e a fare fallo, allegramente. Egli non sente più che il piacere, il fascino di quell'«addio Pïccola» che riempie di amore e di soavità tutto il giardino e non dubita un momento della malizia di Remigia.