Tutte calunnie! Missis Eyre è fedele e resterà sempre fedele anche se i venti giorni di continua distanza dal legittimo consorte, diventassero quaranta! Soltanto riconosce, per debito di pura sincerità, che di tutta quella baraonda italiana — padroni, servitori e cani, — l'unica persona di un qualche riguardo è il deputato, l'onorevole D'Orea!
Lo annunzia, un giorno, anche al signor Trüb, guardandolo dall'alto, con un tono superbo e minaccioso, dopo un paio di settimane e più dacchè non si degnava nemmeno di lasciarsi salutare da quel putrido taverniere esoso e villano:
— Sapete, signor Trüb? — Lo affronta e lo ferma sull'uscio del bureau per farsi sentire anche da quel tirapiedi del segretario... — Il vostro famoso ministro, che non è più ministro niente affatto, ma soltanto deputato, mi ha fatto chiedere l'onore di essermi presentato! Appunto!
Missis Eyre alza ancora di più la voce e il capo.
— Mi ha fatto chiedere l'onore di essermi presentato, da quel vostro barone fallito a Venezia, prima di diventare milionario al Cairo! Il vostro ministro, che non è ministro, è per altro una persona educata. Me ne intendo e posso dirlo con cognizione: di tutta la baraonda italiana, — padroni, servitori e cani,-è l'unica persona di riguardo! — Capito, caro signor Trüb?
È verissimo il fatto della presentazione; pure è stata lei stessa, missis Eyre, a muovere il primo passo, per i suoi fini particolari. Un giorno legge sul Times — proprio sul Times! — una «nota estera» assai lusinghiera per l'ex Ministro D'Orea, come finanziere e industriale, come uomo di Stato e come uomo privato. Missis Eyre può ridere, e magari anche arrabbiarsi degli elogi sperticati e venali prodigati dal signor Trüb; ma non può certo rimanere indifferente alle lodi del Times... proprio del Times!
— Ah, oh! Molini e mortadella, ma ci vuol anche talento!... «grande e probo lavoratore, spirito elevato e moderno, l'onorevole D'Orea non esitò un istante ad abbandonare il potere e a perdere il favor popolare, pur di seguire, intemerato e coerente un suo ideale di giustizia...» Ciustizia? — La vecchia, interrompe la lettura della «nota estera» e aggrotta le ciglia per meglio riflettere al proprio caso... Bisogna cercare di conoscere il deputato D'Orea. Bisogna entrare prima in buoni rapporti amichevoli e, a tempo opportuno, chiedere ciustizia contro quella ragazza pestifera, contro i suoi cani e contro la ciostra a tutte le ore! Peuh! Vergogna! In tutti gli hôtels di riguardo, proibitissimo!
Trovata la convenienza, missis Eyre trova subito anche l'espediente per entrare in relazione. Prende il Times, segna col lapis la «nota estera», e lo manda, con un suo biglietto da visita, all'onorevole D'Orea. Giacomo, trattandosi di una signora, e di una vecchia signora, si fa subito presentare per ringraziarla direttamente dell'atto gentile. Così si iniziano quei buoni rapporti di amicizia che missis Eyre tien vivi e cerca di rendere più stretti a modo suo; cioè, chiedendo ad ogni momento all'autorevole deputato italiano, informazioni e raccomandazioni e sfogandosi con lui contro il pessimo trattamento della Tête-pointue... «diventata oramai una locanda di terz'ordine, tranne nel farsi pagare!».
— Onorevole, scusate!... Una parola!
— Eccomi, missis Eyre!