— Ah! Si rivive!... Si riposa un po' anche la vista!

Din e Don arrivano di corsa, schivando appena, sfiorando, il fusto degli abeti, e si lascian cadere di peso lungo distesi dinanzi al piccolo usciolo, ansimando in fretta, con la lingua fuori, penzoloni.

— Povere bestie! — esclama il D'Orea. — Hanno fatto il chiasso come due monelli!... Non ne possono più!

Remigia non risponde. Osserva un rozzo e curioso geroglifico inciso sul troncone di cerro che sostiene, nel mezzo, il tetto della capanna: due cuori trafitti da una freccia e sotto un'iscrizione:

«C'est de Dieu qu'il sort, à lui qu'il remonte.».

Remigia legge lo scritto, a mezza voce, poi si rivolge a Giacomo:

— Che cosa vuol dire?

L'altro osserva a sua volta l'incisione e l'epigrafe:

— Vuol dire... l'amore! È chiaro! Due cuori attraversati da una freccia! Amore! Amore! — Poi, per mitigare la vivacità delle sue parole, e in omaggio al candore della fanciulla, si crede in obbligo di soggiungere, prudentemente: — È il ricordo di una passeggiata poetica di due giovani sposi.

Remigia, rimasta pensierosa, rilegge l'iscrizione con un tono più lento e più languido.