— Mammà?... Sei in collera?... Oh, mammà!...

La duchessa accoglie la figliuola fra le sue braccia, ma non risponde a quel grido disperato. Le dice soltanto con severa maestà, lanciando al D'Orea un ultimo, terribile sguardo:

— Ritorniamo all'albergo. Ne parleremo poi. Ora è troppo tardi. Bisogna che tutta la gente dell'hôtel ci vedano insieme a colazione. Andiamo.

Madre e figlia si avviano verso la Tête-pointue.

— Ma... — Giacomo vorrebbe fermarle, spiegarsi, giustificarsi. — Ma... Spiegare che cosa? Giustificarmi di che cosa? — Resta lì, su due piedi, impacciato e seccato — assai seccato — a pensare, a riflettere. — Niente... di niente. Non ho niente da spiegare, non ho niente da giustificare!... Sono andato a spasso come tutte le altre mattine con la Piccola e con i cani. Che cosa c'è?... Che male c'è? Perchè la vecchia ha fatto quella faccia? Perchè mi ha fissato con quegli occhi?... E il Danova? Perchè quel balordo del Danova ha finto di non vederci?...

VI.

L'ora della colazione, passa tutt'altro che rapida e lieta. L'Idola è afflitta e mortificata: occhi bassi e sospironi. Ha perduto, improvvisamente, la vivacità e l'appetito. La duchessa madre è addolorata e offesa: occhi fieri e continue frecciate. Barbabianca, grande sussiego e severi responsi, mentre Mimì Carfo, per amore di Remigia, ingoia più lacrime che bocconi.

Giacomo comincia a diventare nervoso, pesta i piedi sotto la tavola e si frena soltanto per Maria... Ma anche Maria, quella mattina, sebbene sempre silenziosa, sempre pacata e composta, tradisce, sogguardando il cognato alla sfuggita, l'ansia di sapere e l'inquietudine.

Giacomo, per mostrarsi indifferente e tranquillo, si sforza e mangia e parla più del solito. Ha già cercato vari argomenti di alpinismo e di meteorologia, ma non gli è riuscito di attaccar discorso. Ha tentato con Mimì Carfo il tema preferito della pittura e del paesaggio... Ha lodato gli acquarelli dell'Idola... Niente! Anzi, a questi elogi, i musi sembrano allungarsi e anche la Mimì non risponde altro che: — Onorevole, sì: Onorevole, no.

Giacomo, esasperato, dondola sulla sedia, sbuffa dal caldo e si fa vento guardandosi attorno nella sala. Si mette a discorrere con monsieur Célestin, il capo cameriere, di vini e di sigari d'Avana. Si calma di nuovo, e di nuovo si rivolge alla duchessa Cristina, facendole una domanda, ch'egli ritiene la più semplice del mondo: