Il signor Zaccarella è già alla ricerca dell'ufficio telegrafico. Più della preghiera della signora, è il nome del padrone che lo fa correre.
— Per di qua, capitano!
Il signor Zaccarella, comandante onorario delle guardie forestali e campestri della nobile famiglia, è chiamato capitano, per adulazione, ma soltanto dai servitori.
— L'uscio laggiù!... A sinistra, capitano!
Il capitano continua a correre, sparisce in fondo alla stazione, e ritorna in un attimo.
— Niente! Non c'è niente, donna Maria!
— E per me? E per me? — domandano gli altri in una volta.
— Niente per nessuno! Andiamo! Presto! In carrozza! — Il signor Zaccarella, prende un tono risoluto, da vero capitano. Quando c'è fretta, non fa complimenti.
— La colazione l'ho ordinata per mezzogiorno, preciso! Nei due landò c'è posto per le signore, il signor principe, il marchesino e mademoiselle! Io e le cameriere, in omnibus. Pasquale, i servitori, tutti qui e mangeranno qui. Io non voglio lasciare più di sessanta colli e tutto il piccolo bagaglio a mano, senza nessuno!
— Bravo! Benissimo!