— Perdonate, onorevole, ma ogni pacienza ha un limite!

— Entrate, missis. Accomodatevi!...

Giacomo chiude l'uscio e spinge una poltroncina dinanzi alla vecchia signora.

— Grazie! — Missis Eyre resta in piedi.

Giacomo la guarda: è più verde del solito; è fremente.

— A che devo l'onore, signora, di una vostra visita?

Missis Eyre non può parlare. Le sue labbra hanno un tremito... le tremano gli zigomi sporgenti e le rughe lunghe e fonde delle guance, le tremano la punta del naso e la bazza: è il pianto che non riesce del tutto a soffocare.

— Signora!... Ma signora!... Che cosa mai le è accaduto?...

Giacomo, ad onta de' suoi nervi e delle sue collere, ha soltanto paura che gli scappi da ridere. — Si calmi; s'accomodi! — L'obbliga a sedere. — Mi dica che cosa è successo. Qualche brutta notizia?

— Brutta... azione! — risponde la missis, appena può parlare. — Non brutte notizie, grazie a Dio!... Non si può più vivere! Non si può più reggere!... Credete, onorevole, anche a volere, non si può più aver la forza di star cito!