— Vorrebbe, — si figuri, — che io gli scrivessi perchè il signor commendatore ha prolungato, per tutto questo tempo, il suo soggiorno in Isvizzera!... Che cosa ne posso saper io?
— Oh, bella! — esclama Giacomo. — Per riposare e per godere il fresco!
— Ecco precisamente! Io ho risposto e rispondo sempre così; ma don Luciano non mi crede!... D'altra parte, per fargli piacere, io non posso inventare quello che non c'è... o sapere quello che non so! Egli vede, in ogni falsa nuova, magari anche in aperta contraddizione co' suoi sospetti, una finzione e una simulazione! Immagina inganni e raggiri così artificiosi e strani, che sono difficilissimi persino da raccontare! Ma ho appunto qui, con me, l'ultima lettera di don Luciano... Vuol vederla, per capacitarsi?
— Le serva di regola: le lettere del suo padrone, non devono mai uscire dalle sue mani.
— Il signor commendatore mi ha detto di ascoltare la mia coscienza, e la mia coscienza...
Giacomo lo interrompe:
— Basta così! La sua coscienza le deve imporre una cosa sola: scrivere a mio fratello di ritornare davvero e subito a Villars e d'ora in poi, di vivere sempre vicino a sua... alla sua famiglia. Così non avrebbe sospetti e farebbe meno debiti! Ho da lavorare. Buon giorno, signor Zaccarella!
Il capitano, bruscamente licenziato, se ne va mogio mogio, ruminando tra sè:
— Ho fatto bene?... Ho fatto male?... Forse sarebbe stato meglio dir lutto, anche ciò che pensa don Luciano, riguardo alla duchessina e al matrimonio. Ma come si fa?... Mi ha chiusa la bocca!... Sarà, come dicono, una gran testa, ma quanto a carattere, anche costui... ha un gran brutto carattere!
Giacomo non ha voluto vedere la lettera, ma ne ha indovinato, o press'a poco, il contenuto.