— Come ho fatto bene a stare in guardia e a evitare di trovarmi con Maria! Meglio, molto meglio andare incontro a qualche seccatura per via della Piccola. A questi pettegolezzi, più o meno innocenti e interessati, posso rimediare provvedendo alla dote e combinando il matrimonio con Totò. In fine Remigia è la sorella di Maria, è la cognata di mio fratello, appartiene alla nostra famiglia... Dunque, più che naturale, è doveroso il provvedere per metterla a posto!

Si alza e va alla finestra.

— Che bella giornata! Ha ragione il signor Trüb! Il settembre è proprio il mese migliore per Villars! Chi sa, laggiù a Bologna, che forno e che soffoco!

Rimane lì, a lungo, pensieroso, guardando i Diablerets, il Gran Muveran, les Dents du Midi e sospirando: Addio Villars!

— Chi sa che cosa ci sarà veramente nella lettera di Luciano?... Quanta cattiveria e quanta bassezza! Mettere a parte un estraneo, quasi un servitore, di certi sospetti assurdi... iniqui...

Guarda ancora la valle ampia e popolata:

— Che bel verde limpido!... Mah!... Tutto ben ponderato, cattiveria da una parte, leggerezza e pettegolezzi dall'altra, bisogna proprio risolversi... Bel Villars, addio! Andiamo a fare le nostre scuse alla duchessina, sollecitiamo il ritorno di Totò, e poi, partenza per l'Italia! Torniamo al caldo, alle noie, al lavoro, per buscarci dell'asino e magari anche del ladro dagli avversari!... Oh quella politica!... Quella Camera!... I giornali!... Poter vivere, morire, sempre in campagna, in montagna, lontano, su su, a duemila metri da Bologna e da Roma!

L'ex ministro si sente infelice come un collegiale, l'ultimo giorno delle vacanze. Ma non è Villars, non è la bella conca verde e fiorita che egli rimpiange. Sono quegli occhi dolcissimi e profondi che lo hanno fissato sorridendo, dietro un velo di lacrime!

— Addio Villars! — dicevano le sue labbra. — Addio, Maria! — diceva il gemito del suo cuore angosciato.