— Remigia è a letto!
— È a letto?
— È stata malissimo. Basta, Dio mio, che non le venga la febbre!
Giacomo si spaventa:
— Io non ho colpa se quella vecchia... è pazza!
Mimì crolla il capo, dolorosamente:
— No, no! Missis Eyre non c'entra, o c'entra solo indirettamente. Lei, è stato cattivo, cattivo! E sapendo, volendo esserlo. Sì! Sì! Volendo esserlo! Capiva, sapeva che un simile affronto, ricevuto da lei, proprio da lei, doveva fare un gran male a Remigia per... moltissime ragioni, che si possono riassumere in una sola, la più tremenda, appunto per Remigia!
— Quale?...
Le gote della fanciulla si accendono d'improvviso, i suoi occhi supplichevoli sono pieni di fervore e di ansia; il seno è palpitante. Ella si avvicina a Giacomo congiungendo le mani. Non può quasi parlare, balbetta:
— Remigia... creda, signor D'Orea, è tanto... tanto buona! È un tesoro... un vero tesoro... di bontà, di soavità... di tenerezza!... Ride, scherza, giuoca... ma nelle cose serie, è già una vera e cara donnina! Certo che è piena di amor proprio, di orgoglio! Non sarà mai Remigia la prima a fare un passo, anche trattandosi della felicità di tutta la sua vita!... Per carità, signor D'Orea! Per carità... non me la faccia morire!