— Mah! — ripete lo zio Rosalì, e il sospiro si confonde con un mezzo sbadiglio. Il bell'antenato vivo, ha appetito e sta ruminando:
— Ormai ci siamo tutti! Che cosa si aspetta?... Di mangiare gli avanzi e di essere malserviti? — Si decide ed esprime il suo voto. — È già sonata anche la seconda campana. Io direi di andare. — Ha bisogno di un proverbio, non lo trova e lo inventa: — Il digiuno dei sani, pur troppo, non fa guarire gli ammalati.
Ciò detto, apre la marcia maestosamente, offrendo il braccio alla cara Cristina.
Giacomo offre il suo alla cognata e il signor Zaccarella si mette in coda... e con la coda fra le gambe.
— Ho ricevuto una lettera di Luciano che devi vedere anche tu! — mormora Maria, sdegnata, all'orecchio di Giacomo. — Dopo pranzo, vieni subito in giardino.
— Un'altra lettera? — Giacomo reprime l'inquietudine e la collera. — Ma... colui, a Parigi, non fa altro che scrivere?
Proprio così! Quando Fanfan non vuol ricevere Luciano, perchè ha le prove, o ha il maestro, — il celebre Coccardè, ex-tenore sfiatato, — o perchè aspetta mister Kennett che sta combinando con l'impresario per farle cantare la Manon in America, Luciano, geloso, furioso, si chiude nella sua camera dell'Hôtel Bristol e si sfoga, si vendica scrivendo lettere sopra lettere, alla moglie e al signor Zaccarella.
— Oh! l'ingratitudine umana, in ricambio della mia grande bontà! — È sempre questa, o press'a poco, la chiusa, tanto quando scrive alla moglie, come quando scrive al capitano.
Anche durante il pranzo, tutti silenzio! Soltanto quando il capo cameriere, in persona, presenta l'arrosto, — un bel fagiano rosolato e fumante, con la testa e la coda trafitte da una freccia d'argento, — lo zio Rosalì si sente commosso e dopo aver guardato il fagiano guarda la sorella del pari affettuosamente:
— Coraggio, Cristina mia! Facciamoci coraggio! Io sono sicuro! La febbre... non verrà!