— Eccoti la lettera di... mio marito. Leggi.

Giacomo sembra esitare.

— Leggi; devi leggere!

Maria è più pallida del solito... e più bella. Il fascino di soavità, di malinconia, soffuso intorno a lei dal suo dolore mansueto e rassegnato, è sparito. La sua espressione è risoluta, fiera, il sorriso amaro e ironico... ma è più bella. Una strana luce le illumina il viso. È ciò che teneva nascosto in fondo al cuore che le brilla, che le risplende negli occhi e che vibra in tutto il suo essere con un fremito di vita, con un impeto di sdegno e di rivolta!

— Leggi; devi leggere! Ho potuto e voluto risparmiarti la lettura di molte altre lettere simili e peggiori; ma di questa no, perchè parla anche di Remigia... E poi... perchè tutto ha un limite per le creature e per le anime, anche la bontà, anche la pazienza, anche la pietà!... Sai? Mi faceva pietà! Ero tanto sciocca e stupida da credere che quell'uomo dovesse soffrire lui stesso per la sua grande cattiveria!... Adesso no, basta! Lui continua, ma io ho finito! Adesso non mi desta più che ribrezzo, e orrore, ribrezzo e odio! Sì, odio, odio, odio! Sarò cattiva anch'io, la mia parte, che importa? Dio che mi ha sempre veduta e che mi vede nel cuore, sa che non ero fatta per essere cattiva! Mi hanno ridotta gli altri così, per forza! Ormai, peggio per loro! A te. — Maria gli dà la lettera. — Vinci lo schifo, leggi e regolati.

Il cuore di Giacomo batte violentemente, ma egli vuol conservarsi calmo e sicuro. Leva dalla busta e spiega i vari foglietti della lettera, che comincia con uno stile amabilmente scherzoso:

«Paolo e Francesca!... Precisamente: i due cognati, amanti, sono tornati di moda per opera dei poeti e degli istrioni e, in casa mia, si segue la moda!»

E continua, con altrettanto felice umorismo:

«Paolo, per altro, l'antico, il guerriero, non doveva nulla a Lancillotto; mio fratello, invece, il Paolo moderno, uomo di Stato, deve a me, il rispetto, l'affezione e la fiducia piena e cieca, della quale gli sono sempre stato prodigo. Deve a me, alla mia generosa, disinteressata e forse eccessiva acquiescenza, se è ancora lui solo, il solo e dispotico padrone della roba nostra. La prima delle Francesche, da cui proviene l'onesta discendenza, ha portato in dote a suo marito dominî e castella... Sono troppo delicato per mettere i punti sugli i. Dirò soltanto, per concludere, che il Paolo e la Francesca di mia magione, aggiungono a tutte le virtù e alle amorose gesta dei due famosi capiscola, anche la più bella e graziosa ingratitudine!»

Il confronto seguita ancora per un pezzo e sullo stesso tono, ma Giacomo, corre in fretta con l'occhio attraverso le pagine e incomincia a leggere attentamente dove vede ripetuto il suo nome: