Luciano corre a rinchiudersi nella sua stanza, disperato, furente e sfoga la rabbia e la gelosia contro mister Kennet e Fanfan scrivendo a sua moglie.
— Ah, per Dio! Con mia moglie sposata senza un soldo, avrà corso il «non voglio!» e a dispetto di mio fratello!... Ah! Ah! Povera Eccellenza! A tu per tu con una donna deve essere più Giuseppe che Paolo! Ci vuol altro talento ed altro spirito per saper sedurre una donna!... Ma la simpatia, fra que' due, c'è... dunque, l'intenzione, ci sarebbe!... In famiglia! Tra cognati! Quanta immoralità! Che pervertimento!
Giacomo, quando ha finito di leggere la lettera, la ripone lentamente nella busta, poi la rende a Maria dicendole cupo, senza guardarla in faccia:
— Avevo già fissato di partire domattina da Villars.
Maria, a queste parole, è scossa da un tremito: la luce de' suoi occhi sembra spegnersi a un tratto.
— Domattina? — ella ripete con la voce rotta, alterata. — Avevi già fissato di partire domattina?
— Sì, — risponde Giacomo, sempre a testa bassa, sempre senza guardare Maria, ma con una viva espressione di dolore, con una grande e affettuosa tenerezza. — È necessario. Necessario per me, per te, per tutti. E dopo questa lettera...
— Questa lettera è una... infamità! Nient'altro! — Maria cerca di soffocare un singhiozzo disperato, premendosi le due mani alla gola.
— È un pugno di fango scagliato da un delinquente pazzo, ma che è caduto fra di noi, per separarci! — esclama Giacomo dolorosamente. A lui pure un singulto secco, senza lacrime, sembra rompere il petto. — Non posso più fermarmi qui, dove ci sei tu! Non dobbiamo più trovarci insieme.
Maria fa un passo istintivo, protende le mani come per trattenerlo... poi subito lascia ricadere le braccia, e si guarda intorno con gli occhi velati, smarriti, mentre le labbra smorte, agitate da un tremito convulso balbettano parole che non si possono afferrare.