Giacomo fissa la fanciulla con gli occhi ancora stralunati.

— Potrà alzarsi, dunque, domani?

— Si spera! Ma è assai nervosa. Non ha ancora chiuso occhio!... Sono venuta giù, apposta, a prendere questi libri di viaggio, per leggerle qualche cosa!

Mimì nota la faccia sconvolta del signor D'Orea; è assai distratto, preoccupato. Non l'ascolta nemmeno.

Giacomo, dopo un momento, sembra scuotersi:

— Mi faccia un favore: dica a Remigia, che io domani, nella mattinata, dovrei partire assolutamente; ma che non posso partire se prima non ho parlato con lei!

Ciò detto, pianta lì Mimì su due piedi e va in cerca del portiere.

— Dov'è l'orario? Ho bisogno di vedere l'orario!

Ma invece di trovare il portiere, s'incontra, faccia a faccia, con Marco Danova in abito da viaggio.

— Felicissimo, onorevole! Fortunatissimo di potervi salutare! — Marco Danova fa una smorfia che vuol essere un sorriso: gli occhietti stizzosi, biliosi, si incrociano più storti sul naso adunco. — Ho mandato in camera vostra, in questo momento, il mio biglietto di visita.