Remigia, si volta con un impeto d'ira:

— Non voglio nulla e non accetterò mai nulla da mia sorella. Ricordatelo bene voi e lei, tutti e due... voi due!

Giacomo rimane sorpreso dal modo con cui Remigia ha detto voi due; non può reggere a quello sguardo diritto come una lama: devia un attimo gli occhi pensando fra sè con un brivido: — Ha forse indovinato?....

Remigia continua pallida, bieca:

— Mia sorella... so io, perchè vorrebbe farmi sposare Totò!... È lei, che vi ha messo in mente di farmi sposare Totò! Lei, lei, è sempre lei, la cara gioia della sorellina mia... perchè... So io perchè!

Giacomo, temendo per Maria, si fa forte e riprende con calma:

— Allora, se lo sapete voi, vorreste farlo conoscere a me pure, questo recondito perchè? Ne ho un pochino il diritto! Sono stato io a mettervi, a trascinarvi, per forza, su questo punto del discorso.

— A voi?... Proprio a voi, non lo dirò mai!

— A me?... Proprio a me, non lo direte mai?... E non potrò nemmeno sapere a che devo attribuire, proprio, io specialmente, questo vostro rifiuto e la vostra collera? — Giacomo è nervosissimo; non sa più oltre dissimulare. Si mette risoluto in faccia a Remigia; alza la voce:

— Io non sono l'uomo degli equivoci, nè dei sottintesi. Li detesto, e abborro chi ne usa. Vi ho già detto: spieghiamoci chiaro. Ve ne prego ancora; anzi, adesso ve lo impongo!