Scoppiati i primi disordini, cerca barcamenarsi tra i partiti: appoggiandosi di qua, appoggiandosi di là, troppo debole prima, poi troppo forte, perde l'equilibrio e va con le gambe all'aria!
Remigia lo sa per la prima, quando ancora non lo si sa nemmeno a Bologna, da un telegramma di suo marito:
«Ministero battuto. Sollecitato amici devo assolutamente fermarmi Roma. Crisi prevedesi lunga, laboriosa. — Abbraccioti saluti Mimì.
«Giacomo.»
Remigia è con la Carolina, proprio sul punto di abbigliarsi per il pranzo, quando riceve il telegramma: appena letto, dà un grido di gioia e fa subito chiamare il signor Zaccarella.
— Il ministero è battuto! — esclama appena lo vede comparire sull'uscio del gabinetto.
— Ah! Se Dio vuole!... Questa volta Sua Eccellenza non potrà...
Remigia non lo lascia finire: