Ogni giorno le «ultime notizie» recano una nuova ricomposizone del Ministero; il nome dell'onorevole D'Orea c'è sempre, in tutte le liste, e ci rimane; soltanto, ogni giorno cambia di posto. Lo mandano dalle Finanze al Tesoro, dal Tesoro ai Lavori Pubblici, all'Agricoltura, Industria e Commercio, per rimandarlo da capo al Tesoro o alle Finanze.

Ah, mon Dieu! Mon Dieu! — sospira Remigia con la Mimì. Purchè non si vada all'Istruzione Pubblica! — Per gli Esteri, ella ha capito che non ci sono speranze. — Un ministro dell'Istruzione, sempre con tutti que' maestri, ha troppo del professore... e sua moglie, della professora. No, no! Piuttosto, accetto le Poste e Telegrafi!

In queste sere Pontereno è più affollato del solito e di una folla assai più rumorosa e gesticolante. Il tè, lo sherry-cobbler, sono stati sostituiti dal vino bianco, gramolate e paste. Tutti discutono, tutti gridano, propongono nuove leggi, fanno e rifanno il Ministero che non è ancor fatto; ristabiliscono l'ordine anche dove non c'è disordine, salvano le finanze dello Stato e lo Stato dalle finanze! Sembra di essere in un piccolo Montecitorio, dove tutti gridano di più per farsi intendere che sono della stessa opinione e dove il signor Zaccarella, usciere della Presidenza, guida con un'occhiata vassoi e servitori, sta attento alla luce elettrica e passa dalle sale in giardino e dal giardino rientra nelle sale, sempre attento ai cenni di Donna Remigia, sempre sostenuto e impettito.

Fra quella gentaglia si sente fuori di posto. Tranne il conte Gambara, il colonnello De' Taddei, l'avvocato Berlendis e un po' l'arciprete, del resto non ci tiene conoscenze. Il suo mondo naturale è quello degli sportsmen.

Il povero capitano, oramai, non solo può dire che s'è trovato al foco, ma può vantarsi di essere stato messo da donna Remigia a prova di bomba!

— Ma!... Con donna Maria Grazia, sarebbe tutt'altra cosa!... Questa maledetta piccola è proprio fatta per andar d'accordo con quel cane di don Luciano!

In una, appunto, di queste sere, arriva la grande notizia ufficiale: è il portafoglio dei Lavori Pubblici. In fatti, da un paio di giorni, il nome di Giacomo D'Orea è nelle varie liste del nuovo ministero, sempre allo stesso posto: ai Lavori Pubblici.

Giacomo D'Orea, dovendosi adattare, anche per insistenze venute dall'alto, ad entrare in quel Gabinetto riuscito incolore per averci tutti i colori, avrebbe preferito di andare ancora alle Finanze o al Tesoro; ma alle Finanze bisognava mettere un lombardo, al Tesoro un piemontese, per via dell'equilibrio regionale: non c'è proprio che i Lavori Pubblici. Giacomo esprime ancora qualche incertezza, mette nuove condizioni, poi finisce con l'accettare... o quasi.

Gli costa assai il dover proprio dire quel sì!

Anche il suo dottore, — il dottor Davos, — che cosa non gli ha detto e predetto?