Ma questo poco male; anzi!

Perchè affannarsi e seccarsi per tirare innanzi? Perchè e per chi?... Non ha nessuno al mondo; più nessun affetto e nessuna idealità. Lavorare, servire il Paese, a che scopo, con che gusto?... Non c'è più onestà, non c'è più fierezza. È il momento di chi è più buffone, più ciarlatano e più prepotente!... Che cosa ci sta a fare lui, a Roma?... E al mondo?... Che cosa ci fa?

È l'avvocato Berlendis che porta il dispaccio ufficiale a Donna Remigia. L'avvocato lo ha avuto alla redazione del Vespertino.

— I Lavori Pubblici? — Remigia resta pensierosa un istante... poi pensa che gli poteva capitare l'Istruzione, che ormai... — non c'è più dubbio, — ministressa lo è e a Roma ci va: ha uno scoppio improvviso, nervoso, per Jack, per Giacomo, per suo marito — tesöro — e gli vuol telegrafare immediatamente.

Tutti approvano l'idea: la folla, battendo le mani rumorosamente, l'avvocato e Narciso Gambara coi cenni del capo. Il signor Zaccarella porta in persona l'occorrente per iscrivere e lo presenta a donna Remigia con un fare così burocratico e spedito, come se lui, ai Lavori Pubblici, ci fosse da un mese!

Ognuno dei presenti, ha la sua brava frase da suggerire: ma poi, Ciro Berlendis, dopo essersi asciugato il sudore col piccolo tovagliolino del gelato, in piedi, una mano sulla spalliera della seggiola e l'altra sul fianco, principia a dettare:

«Nostro Berlendis... recami ora notizia ufficiale... tua nomina Lavori Pubblici... comunicata redazione Vespertino. Impressione favorevolissima... intera cittadinanza. Amici esultanti...»

L'avvocato si ferma, guarda Remigia, che continua a scrivere, dicendo forte le parole:

«... commossa abbraccioti, desiderosa vederti, esserti vicina, arriverò... domani sera a Roma.»

«Tenerezze.