— Ecco! — esclama Remigia, diventando bianca dalla collera. — Ecco! il vero tira-molla incontentabile! Ma sai che quest'uomo ha proprio fissato di farmi diventar matta?

— No, cara, pensa invece...

— Non difenderlo! Te lo proibisco! — Remigia dà un balzo sul letto come una furia. — Tu vuoi sempre difendere tutti quelli che mi fanno dispetto, che mi odiano!

Mimì pallida, impietrita, non osa più dire una parola; non sa più scusare nemmeno sè stessa.

L'Idola, a poco a poco si calma. Torna a cercare di liberarsi dai capelli, non può. Mimì glieli avvolge, glieli torce sul capo fermandoli con gli spilloni.

— Ma sì!.. Restarmene fuori!... Per far ridere tutte le mie care amiche e nemiche di Bologna. Ultime condizioni! Ma che cosa crede di essere, per farsi tanto pregare? Gli Esteri, già, non glieli hanno mica voluti dare perchè non si fidano. Ma parla! Rispondi! Non far la mummia! — Remigia torna ad arrabbiarsi. — Hai proprio fissato anche tu, di farmi star male? Di farmi piangere?

Mimì copre l'amica di baci, sui capelli, sulle mani: c'è tanto amore, tanta sommissione e tanta umiltà nelle sue carezze!

— Io... vado a Roma lo stesso!

— Però lo avverti, prima, che vai!

Remigia riprende il dispaccio che ha stracciato e buttato sul letto. Unisce i due pezzi e lo rilegge attentamente.